Alberto ha avuto un’idea

Quella notte Alberto non aveva chiuso occhio, un pensiero fisso, circolare, insistente lo aveva accompagnato sino a che le prime luci dell’alba non avevano attraversato le imposte accostate.

L’idea c’era, un’idea nuova che avrebbe rivoluzionato per sempre il mondo dell’informatica, che non gli permetteva di distrarsi, di riposare, di prendere sonno. Ne aveva parlato con il suo vecchio professore che aveva condiviso il valore della sua tesi e consigliato di depositarne la “formula”. Ché si sa, questo è un mondo difficile e ci vuole prudenza a muoversi.

Il professore avrebbe dato dieci anni di quel poco di vita che ancora gli restava per avere fatto lui quella scoperta, ma era contento lo stesso.

Gli altri: Mario, Andrea, Luigi, Antonella, Maria, che insieme ad Alberto avevano lavorato al progetto non riuscivano a crederci. Loro, poco più che ventenni, avevano trovato la soluzione a un problema che avrebbe cambiato un pezzetto di mondo. E nessuno prima aveva trovato quella soluzione, neanche i professori che qualche volta li avevano considerati mediocri. Forse per quel modo strano di portare i capelli, o per la scarsa propensione ad imparare a memoria formule e teoremi o forse soltanto perché troppo spesso gli uomini “maturi” italiani pensano di essere gli unici detentori di saggezza e conoscenza.

Alberto, quella mattina aveva pensato di indossare la cravatta, ma no, non era il caso. Non era il tipo.

Sotto casa lo aspettavano gli altri. Era il grande giorno, avrebbero illustrato il loro progetto. Maria per l’occasione aveva ravvivato i suoi capelli arancione, Andrea aveva inamidato la sua cresta che adesso fendeva l’aria come la pinna di uno squalo, Antonella aveva indossato un paio di calzini mille righe da fare invidia a un clown.

La felliniana brigata marciava spedita verso gli uffici della multinazionale interessata al progetto. E loro volevano venderglielo, volevano lavorare e fare ricerca. Ché a fare ricerca non ci vogliono giacca e cravatta, ci vogliono le idee (e pure i soldi).

Erano ormai le dodici quando dalla porta a vetri apparve un uomo sulla trentina, camicia bianca, sorriso e accento straniero. Ottimo il progetto, va bene la ricerca, (ci sono pure i soldi) tutti assunti ma… a Monaco e … niente più lavoretti e supplenze mal pagate, finalmente un lavoro vero.

L’aereo decollava e calzini a righe, capelli arancioni, pinna di squalo e Alberto e gli altri guardavano dai finestrini la terra allontanarsi e sognavano ad occhi aperti la possibilità di andare a scrivere qualche rigo di una pagina nuova di storia… della Germania.

Continua……

Salvatore Marano di SVS.Impresa